IN TANDEM

Prima una, dopo l’altra. 

Una pompa con decisione, per spingere oltre, l’altra segue, a ruota.

Su e giù, su e giù. 

I muscoli sono tesi, la mascella contratta per la fatica, le gambe si piegano evidenziando il gluteo, gli occhi chiusi inseguono il momento.

Le guardi estasiato, trovi bellezza nei loro gesti, delicati ma decisi, dritte a raggiungere la meta.

Poi arriva la salita, si accelerano i movimenti, si sente lo spasmo dello sforzo e sembra che insieme si dicano: “spingi oltre, spingi ancora.”

Si inseguono in sincrono, in un giro di sangue più forte: vai ancora veloce, rinomina Dio che ti venga a trovare in questo momento.

Poi viene il traguardo, lampo di luce, con il sudore che imperla la fronte.

Allarghi anche tu il sorriso, finalmente siete giunti, ognuno ha afferrato il proprio obiettivo, felice. 

Le due donne mollano entrambe la presa, abbandonando lo strumento al suo destino, ora vogliono solo godere della tua soddisfazione.

E tu le guardi felice, come un allenatore che ha portato la sua squadra alla vittoria.

Perché nulla è meglio di un pompino in tandem!

#microracconti

#microeros

Tra l’oblio delle cose non dette.

Ho bisogno di te.
Guardava il cursore lampeggiare dopo la scritta e non sapeva come andare avanti.

Voleva dirglielo, dirgli che lo sentiva lontano.

Ma l’amore si chiede? No. L’amore non si chiede, al limite l’amore si dà. Sarebbe stato più facile scrivergli “Ho bisogno di te, voglio godere”. Probabilmente si sarebbe sentita meno in imbarazzo, meno nuda davanti all’evidenza del sentimento.

Sarebbe stato più semplice dirgli che sentiva la mancanza delle sue mani tra le gambe e la sua bocca.

Un po’ più difficile, invece, sarebbe stato confessargli che non riusciva più a baciare nessun altro senza pensare a lui. E che il suo corpo reagiva in maniera strana al piacere. Godeva sì tra altre braccia, ma era un piacere sbiadito di cui avrebbe fatto volentieri a meno.

Cancellò la scritta dallo schermo e scrisse invece: Non ti voglio più vedere.

Strano come questo gran “bisogno di lui” la portasse a pensare che sarebbe stata addirittura meglio senza, forse libera.

Fissò la scritta ma la vista le si appannò subito e due grosse lacrime caddero sulla tastiera. Si maledì e pulì il viso con la manica della maglia, come fanno i bambini.

Poi chiuse il pc senza salvare il documento, destinandolo all’oblio delle cose non dette e aprì il frigo in cerca del gelato. Scoprì il barattolino finito. 

Se tutto si cura con una risata non trovò divertente la cosa.