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Ci si veste di tutta l’attesa, per farsela togliere orgasmo dopo orgasmo. Ed è così che si rimane nudi.
Nudi di risposte, di vestiti e di tempo. Poi pian piano ci si riveste, si raccolgono gli abiti a terra, le emozioni sul letto, gli sguardi lanciati contro.
Si passa ubriachi quei corridoi curvi che ci riportano a essere un me e te, uguali, diversi, sicuramente vestiti, seppur ancora nudi per un po’.
Si lasciano i tre metri quadri del letto, sapendo che ce ne bastano sempre meno.

Nudi non si è mai, ti ho detto.
Nudi non si è mai, mi dici.

Eppure qualche dubbio l’ho avuto.

Il piacere

L’attesa del piacere non è essa stessa piacere? 

Cazzate. 
L’attesa del piacere è solo attesa. 

Il piacere è sentirmelo addosso, con questo suo profumo così buono di sudore ed eccitazione.

Ed è anche la lama dei sui occhi, troppo azzurri per queste giornate grigie, che sembra vogliano andare oltre il mio sguardo per rubare tutti i pensieri indecenti che si affollano.

Chiudo perciò gli occhi per paura di far vedere troppo. Come quegli aborigeni che avevano timore di perdere l’anima con una foto, ho paura anch’io.

Perché confondo ancora troppo spesso questi orgasmi con me stessa.