L’istante dopo

La mano affonda nell’orgasmo già avvenuto prolungandone il piacere, scivolando in andata e ritorno, dilatando sensazioni, puntellando emozioni, creando una nuova scala per far partire il tuffo da uno scoglio più alto. Per poi tornare giù nuovamente, con l’onda che affoga, poi si spande, s’infrange, si ritira lasciando la rena umida e pregna.

La bocca invece è aperta per masticare l’aria e per ritrovare il fiato perso, e non ci sono parole: sciolte tutte nell’orgasmo. La testa ha però pensieri violenti che premono, gonfiati dal piacere. È un blob inarrestabile, vischioso, denso, umido di voglia.

Sono lampi rosso violacei, oro, argento piombo e infine neri di lutto per ogni secondo insieme ormai andato. E chissà quando – chissà dove – ancora, sarebbe successo.

Ma nel futuro non siamo. Si è qui, in questa mano che trova strade affollate e colline verdi e fiumi in secca e vulcani attivi e dossi profondi nel mio corpo; e in questa bocca che – sai – non sa più che dire.

Un Massagrande vista mare

(quadro di Matteo Massagrande – fonte web)

Tutte quelle tue stanze – vuote – piene di luce che acceca. Che deve essere bello passeggiarci dentro, un passo dietro l’altro, sulle marmette di graniglia bianche e nere, saltando sulle nostre fughe, così senza ragione, un ambarabà ciccì coccò che conta per noi.

Tutte quelle tue stanze – piene – di vuoti ricordi che non mi dirai. Perché ognuno tiene del segreto per sé, per non ferire e per non essere ferito nei bianchi e neri, nel buio che arriva di sera, che ammanta e non copre.

Dev’essere di maggio quel cielo, quello sbuffo di nuvola, le ombre sul muro, il colore del mare, il sole che entra di forza. Dev’essere di maggio, o giugno, o un altro tempo ancora per noi.

E se dev’essere, che sia la pittura che si scrosta e il pavimento un po’ sbilenco come i miei abbracci, quando ero ubriaca di pensieri, con le mani che han tremato e invece volevano essere sicure, il sorriso che ti ho appoggiato ovunque, anche lì, soprattutto lì, dove volevo restare ancora un po’, ancora cinque minuti prima di andare.

Perché deve esserci una ragione per toglierti i vestiti prima di chiederti come stai, guardarti veramente negli occhi solo dopo averti baciato, fidarsi della bocca che si apre e dell’orgasmo che arriva e si insinua sotto pelle, quando volevo dirti tutto e non ho detto nulla mentre eravamo uno dentro l’altro. Illudendomi di averlo fatto ugualmente.

Deve esserci una ragione anche se non la so, ma la immagino, la creo, la monto, la costruisco unendo i puntini da qui a lì, per poi tornare di nuovo sulla tua bocca che pareva aspettarmi davvero.

Come fossi un Massagrande vista mare, tutto per me.

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Per saperne di più http://www.puntosullarte.it/ita/artisti_galleria/massagrande.php