Come salvagenti lanciati in mare

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Manchi sotto il peso di un abbraccio lento, con i baci che ti mappano da parte a parte. Manchi al sorriso e alla sorpresa. Allo sguardo perso sul mare, alla strada fatta nella notte. Manchi alla mano sulla tua, al bacio sulla tempia, al viso freddo che ha camminato al gelo. Manchi senza ritegno nelle notti insonni, nel telefono che non squilla, nei messaggi scritti, riletti, cancellati.

Manchi al respiro che si fa corto, agli occhi aperti nel labirinto del piacere, ai colpi che portano all’orgasmo, alla bocca che da sola non basta e vorrebbe essere mille, diecimila, centomila bocche da sfamare. Manchi all’urgenza dell’ultimo bacio dal finestrino, un secondo prima che la bolla si sfaldi.

Manchi alle carezze date per addormentare, alle chiacchiere inutili che riempiono l’aria, alle verità non dette, a quelle capite da soli, ai discorsi seri rimandati, ai chilometri da lì a qui. E ritorno.

Manchi all’acqua che scorre sul tuo petto, ai capelli appiccicati al viso, al mascara colato che non si può guardare, agli orgasmi bagnati il doppio, al vino inaspettato estratto dal cilindro come Silvan, ai week end infrasettimanali che durano un paio d’ore, tra il frutteto e la strada.

Manchi alle ore che ci fanno scivolare veloci l’uno dentro l’altro, nudi ma mai abbastanza, al pensiero che sfugge, alla mano che consola e non basta, ai dove sarai, con chi, non con me, non con te, con te sì. Anche da qui.