IL BANCHETTO (Microracconto)

Gli invitati si gremirono attorno al tavolo quando arrivò la portata principale, accogliendola con un ooohh di meraviglia e stupore.

Si erano deliziati con gli antipasti, trastullati con il vino, dilettati con le crudité di verdure, sorbito piccole zuppe calde con intinti delicati crostini, ma la fame non era stata per nulla placata.

Perciò si avventarono sul grande piatto da portata, famelici e vogliosi.

Ci fu chi cominciò a tagliare sottilmente la pelle e la carne degli stinchi, scoprendo l’osso principale.
Chi si dedicò alle cosce, addentando la carne con evidente voluttà.

Toccò al padrone di casa occuparsi del petto, aperto piano, per non rovinare le interiora. Staccò la carne dalle ossa liberando la cassa toracica.

Arrivò al cuore.

L’ultima occhiata inorridita la lanciasti al bell’uomo distinto che da qualche settimana ti corteggiava delicatamente, con messaggi garbati e ironici, mai nulla fuori dalle righe, finendo per invitarti a cena a casa sua.

Poi il tuo cuore pulsò caldo nella sua mano, mentre versava il sale per insaporirlo un po’.

#microracconti

Densità Natalizia

depositphotos_175132850-stock-video-young-businesswoman-unveiling-curtains-to

Quando vide passare il vicino di casa con in mano borse e pacchetti natalizi, si staccò dalla finestra prima che lui la vedesse, o così sperò che fosse.

Eccola lì la verità: aveva mentito, non avevano parlato, ma anzi, a giudicare da tutti quei regali non lo avrebbero fatto. Un altro natale passato ad aspettare che la situazione si sbloccasse. Un altro natale da sola ad aspettare il futuro.

Era stanca.

Gli anni passavano – ormai ben tre – e lei rimaneva sola mentre le vite degli altri si arricchivano di figli, cani, mutui, macchine nuove e progetti declinati al plurale.

Il cellulare prese vita un attimo, come un cuore che tentava di battere nuovamente, per poi spegnersi.

Il messaggio arrivato, in fondo, se lo aspettava, ma non sapeva cosa rispondere.

Quel “Ci vediamo stasera?” dopo giorni di silenzio, la infastidì, anche se la voglia era sempre tanta tra loro. Questione di chimica, si dice così, no? Eppure ultimamente per lei non c’era più solo l’urgenza del sesso, ma il bisogno di contatto, di profumi, di sguardi, di abbracci, di dolcezza. Si era innamorata? Aveva letto che quando si arrivava a chiederselo la risposta fosse no, ma lei non ne era sicura. Semplicemente sentiva che stavano bene insieme e di non avere bisogno di altro.

Eppure i discorsi sul futuro non li aveva cominciati lei, non si sentiva in colpa per questo, mai e poi mai si sarebbe accollata l’etichetta della “rovina famiglie”, che poi… Quando si guarda altrove è già tutto rovinato, è così semplice il concetto. O ci sei o non ci sei.

“E allora?” un altro messaggio, chiaramente con un tono seccato questa volta. Aveva visualizzato senza rispondere, non erano da lei questi giochetti, semplicemente non sapeva che dire.

Avrebbe voluto spegnere il cellulare, come fosse stata una porta da chiudere, per non avere più nessun contatto, ma ormai tra facebook, instagram, whatsapp si era sempre in contatto, ma in fondo sempre più soli, ognuno a casa sua, a guardare dal buco di una serratura vite di altri, intrappolati in situazioni che non si volevano più, da cui non si sapeva come uscire.

“Ho voglia di sentire la tua lingua” il nodo che aveva alla gola finì dritto dritto nello stomaco, e poi giù dove si sciolse tra le gambe. Era incredibile come quelle parole, anche un po’ volgari, le facessero visualizzare flash di incontri di loro due come un qualcosa di perfetto; probabilmente edulcorati dalla mancanza e dal tempo, si disse, senza crederci davvero.

Avrebbe voluto rispondere “Anche io” e poi correre di là, in quella casa con l’albero scintillante in soggiorno, il presepe nel mobile alto a prova di cane, e quei regali che aveva visto prima, nascosti da qualche parte per preservare la favola ai bambini, e dire la verità davanti a tutti. Ma non era questa la strada giusta. Lo sapeva bene.

“Vieni tu?” Rispose senza rendersene conto. Avrebbe dovuto cancellare, ma il sistema avrebbe lasciato la colpevole notifica che il messaggio era stato eliminato. Dall’altra parte non ci fu esitazione: “Dammi mezz’ora”. Non rispose. Andò in bagno, si spogliò, si buttò sotto la doccia e chiuse gli occhi.

Il campanello la riscosse dai suoi pensieri sotto l’acqua. Guardò l’orologio, aveva anticipato un po’, ma erano passati lo stesso venti minuti. Aprì la porta in accappatoio, prese la sua mano tirandola a sé, racchiudendo tutti i suoi dubbi in quell’abbraccio, per poi gettarsi insieme a terra senza arrivare al letto, in disperati tentativi di toccarsi di più, di essere ancora insieme, nonostante tutto.

«Mi sei mancata», le disse, e furono parole capaci di far spostare nebbia e dubbi.

Nel frattempo, l’uomo di là, il vicino con i pacchetti, si chiedeva come mai sua moglie finisse così spesso lo zucchero pur non sfornando torte da tempo.