Il triangolo no, non lo avevo considerato (cit.) – [Racconto erotico]

Come nel più classico filmetto di serie B quel giorno rientravo a casa prima dal pomeriggio con le amiche.
A Beba era scoppiato un gran mal di testa per una serie di notti insonni passate ad allattare e Lucia aveva perso completamente  la voglia di restare da quando suo marito le aveva scritto che la piccolina non aveva mangiato la frutta a merenda, facendo i capricci.

Da quando erano diventate madri il tempo che dedicavano a loro stesse era drasticamente diminuito e chi le era intorno, consapevole o no, faceva di tutto per farglielo pesare.

Fu così che mi ritrovai a girare la chiave di casa con ben due ore di anticipo.

Se con me ci fosse stata una telecamera avrebbe ripreso prima la mia faccia bloccata in un fermo immagine di incredulità e poi la scia di vestiti che dalla porta di ingresso si dipanava verso la camera da letto. Una gonna, un fagotto azzurro che identificai con una prima occhiata in un maglioncino, e la giacca di mio marito.

Non sono scema, sapevo già cosa avrei potuto trovare sul mio letto. Eppure quella giacca a terra mi fece montare una rabbia più della cruda realtà di sapere lo scontato copione che prevedeva mio marito a letto con un’altra.
Quell’indumento abbandonato in fretta rappresentava tutta la passione che avevamo perduto, da quanto tempo non ci saltavano addosso buttando i vestiti ovunque?

Tuttavia mi diressi verso la camera raccogliendolo, l’istinto di non lasciarlo sgualcito sul pavimento aveva avuto il sopravvento su tutto, persino sulla gelosia; e se fossi stata più lucida, avrei capito che anche questa era una risposta alla mia domanda.

Ma quando mi affacciai alla porta il sangue fece il giro ancora più forte.

Erano abbracciati l’uno all’altra come molte volte lo eravamo stati noi dopo aver goduto. Silvia stava con gli occhi chiusi assaporando il momento; lui, come un ometto qualunque, controllava il cellulare.

Cosa avrei dovuto fare? Farmi vedere e urlare tutta la mia rabbia o buttare la giacca a terra e andarmene?

In quel momento mi arrivò una notifica sull’I-Phone. Il suono fece balzare a sedere mio marito incredulo, mentre la mia amica Silvia aprì gli occhi.
“Ti ho appena scritto” riuscì a dirmi lui, con una frase assolutamente fuori luogo, come se avesse pensato che il messaggio mi avesse materializzata lì, all’istante.

Forse, da brava veneta, avrei dovuto sgranare tutti i santi del calendario da santa Maria madre a san Silvestro. O forse avrei dovuto picchiarli.
Non feci nessuna delle due cose, ma appoggiai la giacca sulla sedia che mi stava a fianco e che Gianni usava per mettere i suoi vestiti alla sera e togliermi le Converse senza abbassarmi, schiacciandone il tallone come fossi un’adolescente stanca. Poi fu la volta dei jeans, della felpa e del reggiseno.
Restai in mutande e fantasmini a guardarli.

Dire che mio marito era incredulo è usare un eufemismo. E se possibile, Silvia lo era ancora di più.

Poi mi avvicinai al lato del letto dove stava Gianni e mi sedetti lì vicino. Senza dire nulla cominciai ad accarezzargli il pene come facevo quando io avevo voglia e lui no, prendendoglielo ancora morbido in bocca e giocando con la lingua.

Mi piace sentirlo crescere, rendermi conto con la lingua della consistenza che via via si fa più soda per merito mio, dei baci, della labbra che sùggono, della lingua che si insinua tra la corona e il prepuzio.

Questa volta lo feci guardandolo dritto negli occhi come per volergli chiedere: “chi ti fa godere di più, io o lei?”.

E quando non mancò la sua reazione, lo scavalcai inginocchiandomi sul letto dando volutamente le spalle a Silvia, come per escluderla, in un gesto carico di gelosia. Perchè lui era mio marito, e lei, per me, in quel momento non esisteva.

Ma lei si mise alle mie spalle, mi tolse l’intimo e mi penetrò con due dita, forse tre, creando una catena di piacere che lo ammetto, non aveva mai trovato posto nella mia fantasia.

Fino ad allora.

Fu naturale quello che successe dopo e fu come se il piacere rimettesse tutto al suo posto. Tre persone che davano e ricevevano, eravamo solo questo. Nessuna “altra”, “marito” o “moglie”. Solo Silvia, Gianni ed Elena.

Quando tutto fu finito, tra sospiri, spinte, mani, sudore, capelli negli occhi, orgasmi, ritornammo sì noi, ma investiti di una nuova esperienza che in qualche modo ci univa.

E quando accompagnai alla porta Silvia, salutandola con un bacio sulla guancia le sussurrai all’orecchio: “Tesoro mio, ci vediamo domani, al solito motel”.

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12 thoughts on “Il triangolo no, non lo avevo considerato (cit.) – [Racconto erotico]

  1. Bia ha detto:

    Bello, bello!!! 🙂

  2. Silvia ha detto:

    Molto bello! 🙂

  3. ilgattosyl ha detto:

    wow…col finale a sorpresa !

  4. Sephiroth ha detto:

    Sempre molto sensuale. 😊

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