Faccia di pietra

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Il messaggio

“Beep beep, beep beep”

E’ arrivato un messaggio.

P. prese il telefono e lo lesse: “Faccia di pietra, stesso posto, stessa ora”

Era sempre sintetico il suo amico D.

Non c’è che dire: D. era l’innovatore nel suo gruppo di amici, quello che proponeva sempre i locali nuovi, le idee nuove.

Peccato, (o perfortuna a seconda della testa con cui ragionava) che le sue idee riguardavano 9 volte su 10 qualche nuova passerina da scopare.

L’ultima esperienza era stata il “puttan-tour”, ma dopo un primo entusiasmo, il giro a puttane lo aveva intristito… e aveva preferito essere osservatore esterno di quelle giovani nigeriane, tutte magrissime e tutte bellissime… quasi delle Naomi Campbell della provincia.

Erano partiti da Orio al Serio, lui e altri 3 amici; fecero 4 fermate quella notte, ma lui non si divertì. Scopare con una che lo faceva per soldi non rientrava tra le sue aspirazioni.

Ora c’era questa novità della “Faccia di pietra”.

D. era anche “l’intellettuale” del gruppo. Quello che per far colpo sulle ragazze citava titoli di Fabio Volo come un rinomato professore dell’Accademia della Crusca.

Molte volte bastava solo accennare il nome del fascinoso scrittore che alle poverine brillavano gli occhi. Guai a citare altri autori: Vittorini, Bassani, Buzzati… chi erano costoro? Kerouac, Singer…. fermiamoci a Fabio Volo… per carità…. al limite Faletti…. Ma chi? Quello che faceva “Drive in”? Ha scritto un libro? Sì sì…. caliamo un velo và….

E quest’idea di “faccia di pietra” l’aveva presa da uno dei libri di Volo appunto.

P. non aveva la più pallida idea di cosa significasse… il libro che ne parlava lui non l’aveva letto….

In ogni caso prese il suo cellulare e scrisse un “va bene” sulla fiducia.

 

Stesso posto. Stessa ora.

Stesso posto, stessa ora, significava alle 23 al “Dirty club”. Una sala giochi con il privè.

Le ragazze, “ovviamente”, non erano lì per prostituirsi…Diciamo che “volontariamente” interagivano con i clienti. Una prestazione che non era loro riconosciuta in busta paga, ma che fruttava il 70% dei loro introiti in nero.

Alle 23 arrivò al Dirty e parcheggiò.

Trovò i suoi amici seduti al tavolo da gioco. Una grande tavola rotonda con una tovaglia verde che ricadeva fino a terra. Con tanto di croupier.

Erano in 5 anche quella sera.

Gli si avvicinò una ragazza: “Prego signore, i pantaloni.”

Lui la guardò un attimo interdetto, incrociò lo sguardo divertito di D. che con un cenno del capo gli fece capire che il gioco prevedeva quel particolare.

Si tolse i pantaloni e si rimise le scarpe… Non era proprio un bel vedere in boxer, calzini e mocassini… Ma a quasi trent’anni si fa questo e altro per scacciare la noia e rimanere nel gruppo.

 

E.

“Allora ragazzi, due parole sulla serata.” Disse D.

“Dove sono le ragazze?” si intromise E., un amico che aveva lasciato a casa la moglie. (sarebbe più corretto dire che la moglie gli aveva lasciato libertà quella sera).

“ Lo sappiamo che non scopi da mesi!” lo canzonò D. “ma porta pazienza e fammi finire di spiegare.”

“Oggi giocheremo alla roulette, berremo birra e ognuno di voi mi racconterà la sua prima scopata.”

“No… no…” ribattè E. “Ma che cazzo dici? Avevi promesso che c’erano delle ragazze disponibili!”

“Senti… lo sappiamo tutti che alla tua prima scopata l’hai messa incinta, te la sei sposata e ora son 5 mesi che non te la smolla…. fammi finire però!”

E. tentò una minima difesa della moglie… ma l’analisi di D. non era lontana dalla realtà. Con lei a volte si sentiva incastrato in qualcosa che non aveva voluto. Si erano conosciuti alcuni anni prima e dopo una frequentazione di 5 mesi 5 fecero l’amore la prima volta, e lei dopo un mese si presentò con un paio di scarpine da neonato in mano e degli opuscoli di viaggio nell’altra, gridando entusiasta: “Amore sono incinta! Ci sposiamo fra tre mesi e andiamo in viaggio di nozze in Kenia!”

Dopo la settimana di passione del viaggio di nozze, lei perse totalmente interesse per il sesso, per interessarsi alla sua pancia che cresceva. Magnanimamente lei gliela smollava si e no, una volta al mese…. Con l’arrivo della figlia gli appuntamenti intimi si erano ridotti ulteriormente.

E. incrociò le braccia ed emise quindi un grugnito che significava per D.: “Vai avanti a spiegare”

 

Il gioco

D. quindi riprese: “Guardatemi bene, sotto questo tavolo c’è una ragazza… che stasera finchè noi giocheremo e ci racconteremo le nostre avventure amorose” pausa d’effetto…. “farà un pompino a uno di noi!”

“noi dovremo far finta di nulla, come niente fosse…. andremo avanti con il gioco e con i nostri discorsi e non dovremo far capire agli altri se stiamo avendo un servizio extra”

“Ma appena capite che qualcuno si sta divertendo…. “ sorrisetto complice… “si grida ‘faccia di pietra’ e quello ha perso! Si alzerà dal tavolo ed è escluso dal gioco!”

“Ovviamente i vincitori saranno gli ultimi due rimasti che si meriteranno di conoscere la ragazza e si intratterranno con lei nel privè…”

P. sentì qualcosa muoversi sotto il tavolo e qualcosa si mosse pure nei boxer…

Non c’è che dire… una situazione intrigante….

 

Sotto al tavolo

Y. sotto la tovaglia verde aveva una luce soffusa appesa al piano del tavolo. Le serviva per orientarsi nel buio. Chi organizzava questo genere di cose pensava sempre a tutto.

Y. aveva visto arrivare anche l’ultimo paio di boxer. Un tipo dalle gambe muscolose, calzini corti e mocassini di nappa grigi.

Aveva visto la sua erezione crescere alla spiegazione del suo amico. E aveva deciso che a lui, per ora, non avrebbe fatto nessun servizio extra.

Il suo pensiero andò allo sfigato che aveva chiesto delle ragazze, a quello che non trombava da mesi. Pensò che avrebbe potuto…. massì… perchè no? In fondo per lei un tipo valeva l’altro. L’importante era arrivare a fine serata, intascare i 300 euro promessi e andarsene a casa.

La sua vera casa era a 5000 chilometri di distanza. Ora abitava in un misero appartamento di provincia con i vicini che la salutavano appena e che pensavano che lei fosse una puttana in quanto nell’ordine: rumena, bionda, discretamente bella, single. Ma lei non si considerava tale…. Lei era lì solo per cogliere le occasioni che le si presentavano. E questa era una bella occasione. 300 euro facili per una serata di due ore a fare si e no 4 pompini.

Si avvicinò allo sfigato cercando di far poco rumore. Gli prese l’elastico degli slip e glieli abbassò…

 

Il servizio extra

E. ebbe un sussulto. Nessuno se ne accorse, tutti stavano osservando il croupier, lui compreso.

<<Rien ne va plus, les jeux son fait>> cantilenava l’uomo.

E intanto l’elastico dei suoi slip veniva tirato da mani invisibili. Si sentì a disagio… ripensò a sua figlia a casa, ripensò a sua moglie e alle poche volte che si prestava a succhiarglielo…. Sempre malvolentieri, quasi sempre sottolineando che lo faceva per lui e mai di sua spontanea iniziativa.

Si mosse con il bacino verso il bordo della sedia, per agevolare la ragazza. Cominciò a guardarsi attorno sospettoso…. Nessuno in quel momento faceva caso a lui. Tutti stavano ascoltando il raccondo di F. di come era riuscito a far sesso con la sua fidanzata con i genitori di lei nell’altra stanza.

E. spostò ancora un po’ il bacino avanti…

<<Trois rouge……>>

E. pensò per un attimo che aveva appena perso 20 euro….. socchiuse gli occhi… in un misto di rassegnazione e godimento…

Y. era decisa a far passare una bella serata a questo tizio. Il modo in cui il tipo con cui aveva concordato i 300 euro della serata lo aveva deriso l’aveva disturbata, e voleva in qualche modo premiarlo… Una buona samaritana? No… semplicemente da qualcuno bisognava cominciare…

Quando spostò verso il basso l’elastico ne venne fuori un pene un po’ moscio… Y. lo prese tra le mani cercando di tirarlo su e dargli un po’ di tono. La cosa funzionò. Lo prese in bocca e cominciò a guadagnarsi la serata.

 

La prima volta di F.

 Era toccato a F. cominciare il giro di racconti finchè si giocava alla roulette. Psicologicamente questa situazione lo disturbava…. Sapere che sotto al tavolo c’era una donna che, forse, glielo avrebbe, prima o dopo, preso in bocca lo metteva sotto pressione. Prima di venire al Dirty era passato, come tutte le sere, per la casa di Stefania. Più per abitudine che per vera speranza di vederla. Invece lei era in giardino a sistemare le aiole. Si fermò.

-          Ciao. – Lei lo guardò e fredda rispose: -Ciao. –

-          Come va?

Lei non rispose. Continuò a seguire le sue rose.

-          Come va? Ripetè F.

Lei smise di torturare il povero fiore e lo guardò severa.

-          Senti F. smettiamola ok? E’ finita, ci abbiamo provato e non è andata come speravamo. Ora è finita.

-          Ma io…. -  cominciò F.

-          Mi vedo con uno… – lo gelò Stefania

F. accese la macchina e sgommando partì verso il Dirty. Ora era lì a ricordare la loro prima volta. E quasi per lui il racconto stava prendendo sopravvento sulla serata…. Parlarne gli faceva male.

- Io e la Stefy avevamo 17 anni ed eravamo in camera sua. Mi aveva invitato a fare una traduzione di greco assieme. Invece appena ho aperto il libro lei ha aperto la camicetta mostrandomi la sua seconda scarsa con un sorrisetto tra l’imbarazzato e il complice. Era un sogno che si avverava… era un anno che le stavo dietro a scuola… lei prese le mie mani e le mise sui suoi seni e chiuse gli occhi.

Forse si aspettava un bacio sulla bocca… ma io le abbassai il reggiseno e le leccai i capezzoli…. Avrà anche avuto i seni piccoli ma i capezzoli era duri e appuntiti… sembrava che mi guardassero con aria di sfida….. siamo finiti sul suo lettino singolo ad ansimare e a cercare di toglierci i vestiti, mentre si sentiva provenire dal suo soggiorno il suono della tv in sottofondo. I suoi erano in casa…. Lei era parecchio decisa…. Fu più svelta di me a togliersi i vestiti…. Ci ritrovammo nudi in poco tempo e facemmo l’amore….. – F. fece una pausa per ricordare quei momenti….

-          Scusate ragazzi…. Non ce la faccio…. Vado a casa…

Un coro di: “Ma no!, Resta!”

Ma lui si alzò dal tavolo.

Nel momento buttò l’occhio all’orlo della tovaglia e la vide chiaramente muoversi…

Ripensò alla ragazza sotto al tavolo…

Ripensò a Stefania….

Ripensò ai dieci anni assieme buttati nel cesso.

Pensò che forse era questo quello che sarebbe servito al suo cuore ferito: sesso e basta… nemmeno vederla in faccia… nemmeno parlarci… solo piacere….

Ma alla fine si disse che non era quello di cui aveva bisogno. Salutò gli amici e se ne andò.

 

Restano in quattro.

Restarono quindi in quattro.

D. l’organizzatore, E. lo scettico, P. l’agnostico. e G. il contabile

-          Che scemo! Disse D.

-          Si sono appena lasciati. Disse G.

-          Non lo sapevo…

-          Beh poteva anche starsene a casa allora.

-          Eeehhh….. -  disse E.

Tutti lo guardarono…. e tutti capirono….

Faccia di pietra!! Faccia di pietra!!

E. li guardò tra il sognante e lo sconsolato…

- Datti una mossa… alzati! Hai perso! Gridarono in coro…

Sbuffando E. si alzò… si riaggiustò i pantaloni, si abbassò a guardare sotto al tavolo e alzò la tovaglia.

- Grazie, sei stata un tesoro. E in quanto a voi: Vaffanculo a tutti!

E se ne andò seguito da un coro di risate e di: “Hai perso, fuori dalle balle!” e di: “Dai E. dovresti essere più sportivo!”

 

P. ci prova.

 -          Bene, chi continua? Fece D.

-          Dai, racconto io… disse P.

La ragazza sotto al tavolo, Y., decise che sarebbe stato divertente fargli un pompino finchè raccontava…

Poteva un uomo fare un discorso ragionato e nel contempo godere?

Era il momento di scoprirlo!

-          Non ero giovanissimo. – cominciò P. – Avevo già vent’anni…

Poi sentì la ragazza sotto al tavolo vicino a sé, ne aveva la percezione e si sentì toccare le ginocchia.

Fece spazio, ma era difficile non dare nell’occhio anche perché gli altri due lo guardavano.

Lo aveva già duro.

La situazione lo intrigava terribilmente.

Non doveva ingarbugliarsi con le parole… né mostrare indecisione.

Poi, sentì la tipa armeggiare sotto al tavolo…

-          Dicevo… avevo vent’anni… Sì… vent’anni…. E lei… siiii chiamava… siii….. siiii chiamava… Siiilviaaa…

-          Stai bene? Gli disse D., guardandolo sospettoso… guarda che ti scopriamo se ti stai divertendo!!!!

P. sentì la bocca calda che succhiava…

Il suo pene dentro e fuori, il risucchio, poi la lingua a leccare la cappella….

Ma come fare a godere ora e a descrivere quello che era avvenuto quasi anni prima?

Gli venne un’idea: raccontare quello che gli succedeva sotto al tavolo.

Forse sarebbe passata…

-          Lei, la Silvia, me lo prese in bocca e me lo succhiò… sii… con passione… come non avesse mai fatto altro in vita sua… diceva che le appagava i sensi… come un succhiare infantile…

P. parlava a tratti, a tratti chiudeva gli occhi come a ricordare, ora invece godeva…

- Me lo prendeva in bocca stringendo le labbra, e… poi muoveva la lingua per darmi piacere….

Poi una pausa…. Stava per venire…

-          Oh, ma non vogliamo sapere il primo pompino… vogliamo sapere della prima trombata! Fece G., sempre precisino nelle cose.

-          Io… io… ioooooohhhh…. Ohhh…ohhh…

Poi un sospiro…. Ragazzi… E’ andata! – Disse sorridendo. – Raccontatevela da soli la vostra prima scopata… io sono venuto!

Alzò la tovaglia e mandò un bacio a Y. che si stava ripulendo la bocca sotto al tavolo, che ricambiò con un sorriso.

- Sei stata fantastica… complimenti… e sei pure carina…. E in quanto a voi ragazzi… bella serata!

D. e G. si guardarono, si misero a ridere e gli dissero che era stato proprio un figlio di puttana a fargliela sotto al naso!

 

La partita

I due si guardano stupiti e divertiti, lei sotto il tavolo ha un attimo di incertezza…
- E adesso?” Chiede G.
- Andiamo tutti e due nel Prive’ con “bocca di Rose” dice D. sogghignando.
- Naaaa….Risponde ridendo G
- NO!  Protesta una vocina dal sotto il tavolo, preoccupata di un extra non discusso e non pagato.
- In due sono almeno altri 300 euro!”
I due se la ridono…
D propone:
- Ci giochiamo il privè con lei a Rubamazzo, quando uno ruba il mazzo all’altro lei inizia a spompinare chi ha perso il mazzo…..
chi viene….perde..e l’altro si diverte.
G. rimane a pensarci con un sorriso aperto e uno sguardo acceso…e poi: – D’accordo! Però voi vi siete visti quindi voglio vederla anch’io.
- Per me OK – risponde D. rilassato.
G. solleva la tovaglia, e aguzza la vista nella penombra, dal buio emerge un viso dolce e sensuale, con i lineamenti fini, le labbra accentuate da un rossetto un po’ troppo acceso, ma che bastano a G. per accendere la voglia.
Si fan portare le carte e le smistano…il primo a rubare mazzo è D. e la tipa inizia a lavorare sull’attrezzo di G.
Ha appene iniziato ad affondare le labbra sul membro che le balena l’idea di poter scegliere  il patner con cui concludere la serata.
D. era abbastanza affascinante, ben messo di portafoglio e magari l’extra arrivava comunque, ma era anche il tipo che l’avrebbe posseduta come premio per la vittoria, non sicuramente come donna.
G. era carino, pur essendo molto eccitato aveva uno sguardo umano.
Che fare? Avrebbe scelto in base al membro che le piaceva di più. Rallentò quindi l’azione aspettando che il mazzo passasse di mano.
“Rubamazzo…” dice con voce alterata G. a cui i servigi della femmina stavano facendo effetto.
“Rubamazzo!” ripetè divertito D. allargando le gambe per lasciare insinuare la donna tra le sue cosce.

D. Sente la bocca della donna sul suo pene, la sente affondare fino alle palle, e rimane in estasi, sente la lingua sapiente leccargli la capella, e poi succhiare con decisione, affondando le labbra sul membro,  si lascia andare, non vede la carta sul tavolo che gli consentirebbe di riprendere il mazzo all’amico…o se ne avvede in ritardo…il membro è durissimo.
La tipa sotto il tavolo sta facendo un lavoro superbo…D. capisce di non averne per molto…e l’idea di perdere una scopata con la donna inizia a balenargli nella mente, tenta di stringerla tra le gambe per limitarne l’azione, ma cio’ non è sufficiente a rallentare l’orgasmo che lo scuote con un sussulto improvviso e violento, battendo una gamba rumorosamente contro il tavolo.

G. ride soddisfatto, vedendo l’amico accendersi di un rosso vivo, sussultare e poi lasciarsi andare sulla sedia con un espressione piu delusa che soddisfatta.

D. ha perso.

Y. esce lentamente da sotto il tavolo, ha fatto la sua scelta e guarda il vincitore alla luce del locale, sì, pensa,comunque il tipo merita, ed è anche ben dotato.
G. si aggiusta i vestiti, si alza guardando con ammirazione la donna, che e’ proprio carina.
- Sei incantevole, e….hai anche buon gusto! Non me lo dimenticherò!, dice allegramente.
Le mette gentilmente un braccio intorno alla vita, e si dirige con lei, con passo tranquillo, verso il privè.

Poi si ferma, si gira verso D. che lo guarda scuro in volto, e con un largo sorriso esclama:
- Ahh le carte!!…. Beh te le lascio…possono servirti, per un lungooo solitario!.